
Ha detto: “Io voglio sapere ciò che accade, anche in fase di inchiesta e di eventuale processo, a Cogne e a Erba. È un mio diritto-dovere essere puntualmente informato. Ciò che mi urta non è la notizia, ma la ritualità della reiterazione del commento”.
Insomma: trasmissioni intere che rivoltano come calzini le vite di carnefici e vittime, opinioni su opinioni, criminologi, avvocati, starlette e gossippari, tutti chiamati a dire la loro e a contribuire alla costruzione di quella realtà parallela, tutta mediatica, che diventa spesso più convincente di quella concreta, dei fatti.
Questo, più in generale, è un problema del giornalismo moderno. Anzi, quando l’opinione sostituisce sistematicamente i fatti, è la fine del giornalismo.
Questo, più in generale, è un problema del giornalismo moderno. Anzi, quando l’opinione sostituisce sistematicamente i fatti, è la fine del giornalismo.
Ma è un altro discorso. O forse no.
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