lunedì 3 marzo 2008

LA DIGA HA CEDUTO

Fermi, ma cordiali. Incalzanti, ma non aggressivi. Decisi, ma non violenti.
Chi si aspettava di trovare negli audio degli interrogatori ai Romano la prova di quel sottile gioco psicologico che, secondo la difesa, avrebbe portato a confessioni forzate da parte degli imputati si è invece imbattuto in una condotta investigativa inappuntabile.
Massimo Astori nel ruolo del poliziotto “cattivo” e Mariano Fadda nella veste di quello “buono” hanno reiteratamente invitato sia Olindo, sia Rosa a dire la verità.
Ovviamente, hanno insistito, chiesto mille volte, ricostruito, ipotizzato, ma senza una parola di troppo nel rispetto della difesa dei due. E nessuno dei magistrati ha mai ventilato l’ipotesi di una pena relativamente lieve in caso di ammissione degli addebiti.
Non a caso, Pietro Troiano, allora difensore dei coniugi, pur presente, non ha avuto nulla da recriminare circa la condotta degli interrogatori.
Sarà la Corte d’Assise ad assegnare il peso definitivo alle confessioni e alle successive ritrattazioni, ma chi oggi ha sentito il racconto di Olindo Romano su come si sarebbero svolti i fatti non può parlare di dichiarazioni indotte.
Alla luce di ciò vanno tra l’altro letti alcuni particolari confessati da Olindo Romano circa la posizione dei cadaveri, la tipologia di armi utilizzate, il colore (giallo/arancione) dell’accendino con cui è stato appiccato l’incendio, la presenza di alcuni oggetti trovati sulla scena del delitto, che nessuno, tranne gli inquirenti, poteva conoscere al momento del racconto poi ritrattato.

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