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domenica 24 febbraio 2008

ORRORE ETNICO

Quando Olindo Romano e Rosa Bazzi furono fermati e portati in carcere il quotidiano "La Padania" pubblicò, mestamente, un titolo che suonava più o meno così: "Inn dù di nost", "Son due dei nostri", per chi ignorasse l'idioma celtico. La notizia era tutta lì, per l'organo di stampa del Carroccio. Un fatto di etnia, non di orrore. Ecco come va interpretato, ora, l'ampio credito che i media leghisti hanno deciso di dare incondizionatamente al libro "Il grande abbaglio" in cui, per somma goia dei criminologi lumbard, si addossano le responsabilità del massacro a un non meglio specificato commando di extracomunitari. L'atra sera ho intercettato in auto una trasmissione di RadioPadania. Nel corso del programma, veniva intervistato uno degli autori del libro, che, con l'incondizionato appoggio del conduttore, spiegava perchè Olindo e Rosa non potevano essere stati i protagonisti dei fatti dell'11 dicembre 2006 e perchè il colpevole doveva essere cercato altrove. Mentre ascoltavo, lo ammetto, un po' sconcertato, mi chiedevo: ma ci sarà qualcuno che, annebbiato dalla ideologia politica, crederà a questa tesi? Purtroppo, la risposta me la sono data immediatamente: evidentemente, sì.

martedì 12 febbraio 2008

UNA NOTIZIA, NON NOTIZIA. MA PUR SEMPRE NOTIZIA

Capisco che la vicenda del cosiddetto “Codice di Olindo” possa incuriosire. Stavo per dire intrigare, ma, in effetti, mi pare eccessivo. I simboli che Olindo Romano ha vergato di proprio pugno, comprensibilmente annoiato nelle sue lunghe giornate in cella, sono balzati alla ribalta delle cronache recenti quale retroscena colorato al processo in Corte d’Assise, riempiendo pagine di giornali altrimenti asfittici sull’argomento, in attesa di una nuova udienza.
E allora ci sta la spiegazione data dal giovane matematico, ci sta la "hit-parade dell’odio", in cui Olindo fa la classifica dei magistrati più antipatici, ci sta persino un minimo risvolto processuale, con ulteriore indizio di ammissione di Olindo, che il piemme Massimo Astori utilizzerà senz’altro.
Ma la domanda resta.
Visto che Olindo Romano è vivo e vegeto, perché, invece di fare il Sudoku, nessuno si è preoccupato di chiedere direttamente a lui il significato di quegli scarabocchi?
Non sarebbe stato più semplice?
Certo, meno allettante per stampa e televisioni, ma sicuramente più facile.

SIAMO BASITI

"Signor Presidente, devo segnalare con rammarico che, a causa di campagne di stampa spregiudicate, mi sono visto costretto a vietare ai miei assistiti di scambiarsi anche soltanto un sorriso tra loro. Una situazione incresciosa di cui metto al corrente la Corte d'Assise".
Enzo Pacia, avvocato difensore di Olindo Romano e Rosa Bazzi in risposta alla domanda della Corte d'Assise in merito all'autorizzazione chiesta da fotografi e cineoperatori di riprendere i due imputati in aula.

lunedì 4 febbraio 2008

DOMANDE

Sui video scorrono immagini indescrivibili nel loro orrore. I testimoni ricostruiscono gli istanti di una strage la cui bestialità va davvero al di là dell'umana comprensione.
Olindo e Rosa sono dietro le sbarre, non hanno reazioni. Capita che parlottino, guardano gli schermi, ascoltano il dibattito. Non una smorfia.
Ma se fossero davvero innocenti, pensavo oggi aggrappandomi a tutto il garantismo che alberga in me, come possono assistere inerti a questo scempio? Perchè Olindo Romano non impugna le sbarre della cella per gridare tutta la sua innocenza? Perchè non si sono rifiutati di guardare quella roba? Perchè non ho visto compassione nei loro occhi?
Nulla di giurdicamente rilevante, sia inteso. Nulla che modifichi il loro status di imputati.
Soltanto una semplice, triste, considerazione.

sabato 2 febbraio 2008

STAMPA NAZIONALE IN PANCHINA. MEDIA LOCALI SU STRADE DIVERSE

Il processo è (almeno fino a lunedì) tornato in panchina.
Regge ancora soltanto sui quotidiani locali, che, comunque, non vanno oltre una semiapertura, nel caso del Corriere di Como, e di un cosiddetto "palchetto" sulla Provincia.
Totalmente differenti i temi trattati.
La Provincia torna sul tema, che ha sempre più l'aria di assomigliare a una bufala, del codiddetto "terzo uomo". Terzo uomo "butatto là" dalla difesa nel controesame ai testi del piemme Massimo Astori e che sarebbe poi l'inquilino siriano del pian terreno della casa della strage viveva con moglie e due figli. Intanto, cè una notizia: il siriano ha un nome. Si chiama Abdelkarim. Sentito più volte nei primissimi giorni dopo la strage, è uscito presto dall'inchiesta. Eppure, nei giorni scorsi proprio il Corriere di Como, ma anch il quotidiano "Il Giornale" hanno parlato insistentemente di lui. I difensori di Olindo e Rosa, in maniera per altro poco convinta, hanno provato a tirarlo in mezzo, ma, per il momento, nessuno ha provato a dire che su di lui andrebbero aperte nuove indagini.
Insomma, la questione del "siriano" sembra più roba per riempire qualche mezza pagina di giornale, piuttosto che da processo.
Il Corriere di Como, invece, parla del cosiddetto "codice di Olindo": una serie di simboli scritti da Olindo sulla Bibbia che poi gli è stata sequestrata dalla Procura.
Simboli tutt'ora, lo dice lo stesso Corriere di Como, estranei a valutazioni dibattimentali, anche da parte della stessa difesa, che però hanno attirato la curiosità di alcuni matematici comaschi. Nessuna perizia o consulenza, ma una sorta di sfida intrapresa da questi amanti dei numeri che, magari, scopriranno presto che si tratta di semplici scarabocchi.
Insomma, una notizia più di "colore" che di cronaca giudiziaria.

giovedì 31 gennaio 2008

IL SIRIANO



Perchè a oltre un anno dalla strage, riferendosi a uno dei residenti della corte di via Diaz, i testimoni suoi vicini di casa, le parti del processo e pure i giornalisti continuano a chiamarlo "il siriano"?

Sto benedetto uomo, su cui la difesa di Olindio ha anche gettato un'ombra inquietante, avrà pure un nome! Giuro che alla prossima udienza la prima cosa che faccio è trovare quel nome.
(Nell'immagine, tipico esemplare di Mesocricetus auratus. Comunemente detto, criceto siriano)

mercoledì 30 gennaio 2008

GIUSTIZIA SPETTACOLO, O SPETTACOLO GIUSTIZIA?

La Corte d'Assise gliel'ha chiesto tre volte, come a dire: "Siete sicuri?".
Gli avvocati erano sicurissimi, telecamere e fotografi, per dieci minuti, avrebbero potuto fare ciò volevano dei due coniugi dietro alle sbarre.
E se i cameraman hanno avuto un minimo di ritegno, quelli armati di Canon e Nikon sono andati all'assalto della gabbia.
Ma se butti un pezzo di carne in una tana di leoni, non puoi pensare che i leoni non si azzannino per sbranarselo.
La Corte d'Assise gliel'ha chiesto tre volte ai difensori dei Romano. "Potete opporre diniego", ha aggiunto.
Ma quale diniego? Di fronte a una Giuria popolare che potrebbe in fretta barattare un po' di umana repulsione nei confronti di due indiziati di strage con altrettanta umana pietà, tutto fa brodo. Per Olindo e Rosa, dopo tutto, si tratta di dieci minuti di "paura".
Nulla rispetto a quanto hanno già passato. Nulla rispetto a quanto rischiano.
Giustizia spettacolo.
O spettacolo giustizia?

martedì 29 gennaio 2008

AZOUZ MANIA

C'è una tizia, giuro, che da stamattina, appena mi vede, mi supplica perchè le presti il mio pass rosso per entrare nell'aula dell'Assise. Motivo: vuole vedere Azouz Marzouk. Anzi, vuole parlare con lui.
Qualcuno ha provato a spiegarle che Azouz è, al momento, detenuto.
"Non mi importa - ha risposto - per me resta un amico".