martedì 12 febbraio 2008

QUELLA SPORCA DOZZINA

“Ha detto che era terrorizzata, vero?” chiede Stefano Rottigni, corrispondente dell’Ansa sul processo della Strage di Erba, prima di uscire e lanciare l’ennesima agenzia che, da lì a pochi secondi, farà il giro d’Italia, dettando in gran parte la linea di decine di testate giornalistiche, soprattutto nazionali.
È lui uno dei “grandi timonieri” della nave mediatica che segue, passo dopo passo, il processo.
È lui, con i suoi lanci, a imprimere spesso questa o quella direzione, a dire se un fatto è rilevante oppure no. Se merita un titolo o una breve. Se state immaginando un essere dall’aspetto e l’atteggiamento tronfio di chi sa di dirigere il gioco vi sbagliate. Rottigni è umile, persino esile nella sua fisicità e per nulla arrogante. È conscio del suo ruolo, ma non ne abusa, al contrario, non disdegna il confronto, anche con l’ultimo dei cronisti di provincia. Anzi, è proprio appoggiandosi a loro che spesso arriva prima di tutti sulla notizia.
“Ma su cosa fai i tuoi lanci quando sembra non esserci uno straccio dio notizia?” gli ho chiesto.
“Basta stare attenti, e qualcosa c’è sempre”, ha risposto (lezione annotata).
“Ogni giorno l’Ansa vuole almeno un pezzo sul processo – mi ha spiegato - anche quando non si muove nulla. Non è semplice, perché si rischia di cadere nel banale, o, peggio, nell’errore”.
La notizia nasce spesso così: dall’intuizione che supera i fatti.
Come quando Paolo Moretti, della Provincia, ha parlato, in anticipo su tutti, dell’impronta che Olindo avrebbe lasciato sul corpo del piccolo Youssef. Il piemme Astori ne aveva appena accennato, ma soltanto lui ha voluto andare a fondo.
La griglia dei cronisti accreditati nell’aula dell’Assise è composta più o meno così: in prima fila c’è Rottigni, vicino alla porta per uscire ad ogni lancio senza disturbare, poi Giusi Fasano del Corsera, quindi Paola Pioppi del Giorno, Paolo Moretti, il sottoscritto e i tecnici audio di “Un giorno in Pretura” che sta riprendendo l’intero processo.
Dietro, in seconda fila, i sempre presenti sono: Nello Scavo di Avvenire, Dario Campione del Corriere di Como, Marco Romualdi di EspansioneTv, Cristiana Lodi di Libero, Gabriele Moroni del Giorno, Fabio Poletti della Stampa, Gabriele Villa del Giornale, Roberto Pacchetti della Rai e Carlo Imbimbo, di SkyTg24, altro inviato che, collegandosi ogni mezz’ora in diretta col Tg, detta l’agenda delle notizie a chi esce dopo di lui, praticamente tutti. Significativo, in questo senso, uno degli ultimi episodi, quando Imbimbo, mentre il famoso siriano stava testimoniando, è uscito dall’aula per andare al collegamento dicendo: “Ora la butto sul terzo uomo”, dando il là a quanti, e l’abbiamo visto, il giorno stesso e il giorno dopo hanno accreditato maggiormente l’ipotesi difensiva risultata, di fatto, priva di fondamento.
Nei prossimi post cercherò di spiegarvi ancora, sperando possiate capirne le dinamiche informali, come si forma la notizia in quelle “due file scellerate”.

IL MODELLO ASTORI

Definirlo processo digitale è riduttivo.
Il sistema messo in piedi dal piemme Massimo Astori e dai suoi consulenti nell’aula della Corte di Assise di Como è in grado, per la prima volta, di mostrare ogni singolo passaggio del dibattimento a tutte le parti e al pubblico.
Non era mai avvenuto nel Tribunale di Como che documenti integrali, relazioni, verbali, lettere, querele, fotografie, planimetrie, ricostruzioni grafiche e ogni atto contenuto nel fascicolo del processo fossero mostrati, passaggio per passaggio, a tutti.
Si parla di una lettera? Tutti possono leggerne in tempo reale il contenuto. Si parla di un immobile? Eccone fotografie, piante e riproduzioni. Si parla della scena del delitto? Sui grandi plasma installati scorrono le immagini, con l’accortezza di oscurare i monitor del pubblico nel caso i contenuti siano troppo crudi.
A beneficio degli stessi difensori degli imputati e degli avvocati di parte civile, oltre che, ovviamente, della Corte, Astori ha riprodotto ogni singolo atto su supporto digitale in modo da poterlo utilizzare con i computer di cui dispone e di poterlo trasmettere in video all’occorrenza.

Mai un processo aveva rispettato a tal modo la sua caratteristica di pubblicità.
La preparazione del processo da parte della pubblica accusa è stata lunga e complessa.
Mesi di catalogazione delle prove, di scannerizzazioni ed elaborazioni informatiche del materiale di inchiesta.
Tutto è stato ordinato secondo l’ordine cronologico del dibattimento e tutto, una volta conclusi i vari interventi, potrà essere recuperato con precisione e velocità estreme.
E qui sta il grande valore del lavoro fatto da Astori.

Non solo gli atti risultano estremamente fruibili nel corso del dibattimento, ma, una volta giunti in dirittura d’arrivo, l’aver digitalizzato ogni passaggio risulterà di enorme utilità alle fasi conclusive del processo. Ogni testimone è, in pratica, archiviato in una sorta di “cartella elettronica”, e alla sua deposizione restano allegati i documenti ad essa relativi (foto, planimetrie, verbali, dichiarazioni, ecc…).

Insomma, per la prima volta, possiamo parlare di un processo totalmente informatizzato, in cui le semplici trascrizioni delle testimonianze vanno a completare un impianto completo in ogni sua parte e di grande efficienza.
Non sappiamo se il modello studiato da Massimo Astori sarà riprodotto e utilizzato anche in altre occasioni. Un fatto è certo: nell’era della cosiddetta “giustizia lumaca”, il metodo Astori è sicuramente in grado d ottimizzare risorse e tempi che, nell’economia del processo, diventano fattori fondamentali.
Scusate se è poco.

UNA NOTIZIA, NON NOTIZIA. MA PUR SEMPRE NOTIZIA

Capisco che la vicenda del cosiddetto “Codice di Olindo” possa incuriosire. Stavo per dire intrigare, ma, in effetti, mi pare eccessivo. I simboli che Olindo Romano ha vergato di proprio pugno, comprensibilmente annoiato nelle sue lunghe giornate in cella, sono balzati alla ribalta delle cronache recenti quale retroscena colorato al processo in Corte d’Assise, riempiendo pagine di giornali altrimenti asfittici sull’argomento, in attesa di una nuova udienza.
E allora ci sta la spiegazione data dal giovane matematico, ci sta la "hit-parade dell’odio", in cui Olindo fa la classifica dei magistrati più antipatici, ci sta persino un minimo risvolto processuale, con ulteriore indizio di ammissione di Olindo, che il piemme Massimo Astori utilizzerà senz’altro.
Ma la domanda resta.
Visto che Olindo Romano è vivo e vegeto, perché, invece di fare il Sudoku, nessuno si è preoccupato di chiedere direttamente a lui il significato di quegli scarabocchi?
Non sarebbe stato più semplice?
Certo, meno allettante per stampa e televisioni, ma sicuramente più facile.

SIAMO BASITI

"Signor Presidente, devo segnalare con rammarico che, a causa di campagne di stampa spregiudicate, mi sono visto costretto a vietare ai miei assistiti di scambiarsi anche soltanto un sorriso tra loro. Una situazione incresciosa di cui metto al corrente la Corte d'Assise".
Enzo Pacia, avvocato difensore di Olindo Romano e Rosa Bazzi in risposta alla domanda della Corte d'Assise in merito all'autorizzazione chiesta da fotografi e cineoperatori di riprendere i due imputati in aula.

TESTIMONI DELL'11 FEBBRAIO (CAPPELLETTI)

Corrado Cappelletti. Maresciallo nucleo operativo Como rilievi tecnici. Dà il consenso alle riprese.

In più occasioni ho eseguito rilievi dattiloscopici (impronte digitali). Il primo l’ho effettuato il 5 gennaio a Erba. Una seconda volta il 10 gennaio, alle 10, in carcere. Su richiesta dei Ris di Parma perché non riuscivano a confrontare bene le impronte con quelle che già avevano.
Nel corso dei rilievi ho effettuato una chiamata alla Procura. Avevo rapporti “cordiali” con Olindo. Quando un mio collega (Antonino Finocchiaro) gli chiese, tra le chiacchiere, se voleva liberarsi la coscienza, Olindo rispose subito di sì. Così chiamai subito il dott. Astori.
Oltre ai rilievi dattiloscopici sugli imputati ho svolto anche alcuni sopralluoghi nella casa di via Diaz.

Schembri
Quali tracce di sangue ha trovato nel sopralluogo dell’11 dicembre?
C’era sangue già sul muro, salendo. Soprattutto vicino al pavimento. Sui contatori esterni non ho potuto rilevare impronte, perché la levetta dei contatori è zigrinata. Abbiamo fatto anche tamponi per il biologico.

Pacia
Aveva un’autorizzazione per andare in carcere?
Sì, dal piemme, per rilevare le impronte.
P: Quanto tempo si è intrattenuto a colloquio prima di convocare il piemme?
Qualche minuto.
P: Cosa le ha detto Olindo. E lei a Olindo?
È stato il maresciallo Finocchiaro a buttare là la cosa della coscienza. E Olindo ha detto: “Sono stato io e voglio parlare con il piemme”.

Corte d’Assise.
Cosa disse Olindo esattamente?
Fu una mezza ammissione. Non ricordo le parole esatte. Fu un’ammissione di colpa.

Pacia: Ma fu Olindo a chiedere esplicitamente la presenza del magistrato?
Non gli dicemmo: se devi dire qualcosa di questo genere, allora ti chiamiamo il magistrato.
P: Ma Olindo allora confessò subito?
Sì, accennò a quanto aveva fatto, ma chiamammo subito il dott. Astori. Poi, mentre aspettavamo, ci raccontò tutto. Abbiamo aspettato il magistrato per più o meno tre ore.
P: Allora avete parlato per tre ore con il mio assistito, prima dell'arrivo del magistrato?
Sì.

TESTIMONI DELL'11 FEBBRAIO (FADDA)

Carlo Fadda, carabiniere di Como, addetto ai rilievi tecnici, non dà il consenso alle riprese.

Ho effettuato i rilievi tecnici sulla Seat Arosa dei Romano. Ho fatto una prima ricerca con una lampada (crime-scope), ma ha dato esito negativo. Poi abbiamo usato il “luminol”, e dove ha dato rilievo (maggior luminosità) abbiamo fatto prelievi con la carta da filtro. Abbiamo effettuato il trattamento su tutta la parte anteriore interna dell’auto. Dava positività sulla portiera sinistra, vicino alla cassa audio della stessa portiera, sulla maniglia del sedile del conducente, sul batti tacco. E anche sul lato passeggero, all’interno.
Poteva essere presenza di sangue ma anche altro, perché il luminol, reagisce in caso di presenza di ferro. La carta da filtro viene usata per effettuare tamponi, poi viene fatta asciugare e messa in buste per le analisi microscopiche. Sono poi le analisi a dire quali sono le materie repertate.

Bordeaux
Solo lei ha svolto questo accertamento?
Sì, ero solo, alla presenza di Olindo.
B: Le 12 foto contenute nel fascicolo sono le uniche?
Sì, sono le uniche.
B: Perché non c’è la firma sul verbale che era in copia nel fascicolo del piemme?
Ma il piemme Astori dice che il suo è firmato.
Ce n’è uno identico, senza firma. Non si capisce cosa sia.
B: Ha usato la minicrime scope?
Sì, ha dato esito negativo.
B: Nell’auto del signor Romano c’era qualcosa?
Sì, una pianta. Non l’abbiamo esaminata.
B: Quante volte è andato lei nel corso delle indagini nella palazzina della strage?
Tre o quattro volte.
B: La verifica chi l’ha commissionata?
Un ordine verbale del tenente Nicola Gargini, comandante del Nucleo. Gli accertamenti sono stati fatti il 26 dicembre, a partire dalle 23, alla presenza del proprietario Olindo Romano.
B: Chi li ha consegnati al dott. Previderè?
È stato l’appuntato Spagnolo.
B: È stato repertato altro?
Io ho repertato soltanto le quattro cartine.
B: È stata repertata anche una sigaretta, consegnata a Previderè.
Non l’ho repertata io.

Corte d’Assise.
Il luminol cosa rileva?
Il luminol, rileva presenza di ferro anche quando le superfici vengono lavate, con la crime scope non è possibile.
C: Olindo era stato chiamato in caserma a Como per quel rilievo?
Sì, avevamo chiamato lui.

Pacia.
Avete provveduto al sequestro immediato dell’auto?
No, Olindo è tornato a casa con la sua auto.

Schembri
Le foto le ha fatte lei?
Certo, io.

Corte.
Come erano le macchie?
La macchia era sul battitacco, erano macchie piccolissime, davano piccole luminescenze.
C: Se non apparivano alla crime scope voleva dire che erano state pulite?
Secondo me la superficie poteva essere stata lavata.

TESTIMONI DELL'11 FEBBRAIO (NATELLA)

Carlo Natella. Agente polizia locale Canzo. Dà il consenso alle riprese.

Il 3 gennaio 2006, alle 13.50, su richiesta dei carabinieri intervenni alla stazione di Canzo-Asso. Raffaella Castagna era in stazione e diceva di essere stata seguita. Era terrorizzata, ci indicò la Seat Arosa che passava ancora davanti alla stazione. Ci raccontò che aveva avuto una lite con i Romano, si era spaventata perché li aveva visti alla stazione di Erba, poi lungo il tragitto, poi ad Asso. La seguivano e lei si era spaventata. Quando li abbiamo visti transitare più volte abbiamo deciso di fermarli. Quando abbiamo effettuato il fermo, siamo scesi dal veicolo e mi sono diretto verso il conducente intimandogli di non scendere dal veicolo. Olindo è rimasto in auto, invece è scesa la signora Bazzi, aveva un atteggiamento un po’ agitato. Risposi che stavamo facendo un semplice controllo di polizia stradale. Identificammo i due con i loro documenti. Chiedemmo per quale motivo fossero lì e risposero che dovevano comprare le sigarette alla stazione di Canzo-Asso.

Tagliabue
Non vi chiese nulla la Bazzi di preciso?
La Bazzi ci chiese il motivo del fermo. Ci disse: “Ma sapete chi state difendendo? Vi abbiamo visti a parlare con quella là”.

TESTIMONI DELL'11 FEBBRAIO (LOREDANA BERETTA)

Lorena Beretta, agente polizia locale Erba. Non dà il consenso alle riprese.

Era giunta una richiesta di intervento alla centrale operativa. Il 3 aprile 2005 alle 9.30 siamo arrivati in via Diaz perché c’era una lite tra Olindo, Rosa, Raffaella e sua mamma. Discutevano in maniera animata, quando è arrivato Carlo Castagna, Olindo ha tentato di avvicinarsi a lui in modo violento, con fare intimidatorio. L’abbiamo trattenuto, io e un mio collega. Abbiamo evitato il contatto fisico. Andava verso Carlo Castagna che era appena arrivato nella corte. Appena messo piede nel cortile, Carlo Castagna si vide a un passo dallo scontro. Non è successo solo perché io e il mio collega abbiamo trattenuto Olindo.

Schembri
Olindo fu violento o irruento?
Fu violento.
S: Come erano gli animi dei litiganti?
In particolare quelli di Rosa Bazzi e Olindo Romano erano accesi, anche se tutti erano un po’ nervosi.

Corte d’Assise.
Ricorda che tipo di ingiurie e minacce furono fatte? Perche poi seguì una querela dei Castagna per minacce e ingiurie…
No, non ricordo con precisione.

TESTIMONI DELL'11 FEBBRAIO (FERRARI)

Luca Ferrari. Amico di Raffaella. Non dà il consenso alle riprese.

Raffaella era terrorizzata. Ci dicevano di tutto. Minacce, insulti, di tutto. “Tanto scenderete”.

Schembri.
Fino a quando l’ha frequentata?
Fino al 2005, poi sono andato all’estero.

lunedì 11 febbraio 2008

TESTIMONI DELL'11 FEBBRAIO (FRIGERIO)

Antonello Frigerio. Conoscente di Raffaella. Non dà il consenso alle riprese.

Ho frequentato poche volte la casa di Raffaella, dal 1999 al 2001.
C’ero anch’io alla festa di compleanno del 2001. Ricordo quando eravamo sul balcone e ci è arrivato addosso un vaso di fiori e qualche insulto verbale dai due vicini del piano di sotto.
Volevamo chiedere spiegazioni, ma Raffaella ci ha consigliato di lasciare stare e di chiamare i carabinieri.

Schembri
Chi uscì prima dei due coniugi quella sera?
Prima la signora. Poi uscì lui per calmarla, ma si agitò anche lui.

TESTIMONI DELL'11 FEBBRAIO (LATINO)

Consuela Latino. Non dà il consenso alle riprese.

Ero amica e ho frequentato l’abitazione di Raffaella tra il 2000 e il 2003. Era una frequentazione assidua. Ricordo di una sera in cui avevamo festeggiato Raffaella per il suo compleanno. I vicini hanno inveito e hanno addirittura lanciato un vaso verso il terrazzo. Erano Rosa e Olindo. Quella sera avevano spento il contatore all’esterno del cortile, nella cabina dei contatori. Mentre arrivavo, ho notato Olindo che staccò i contatori e tolse la corrente a Raffaella. Dopo lanciò un vaso di fiori sul balconcino. Poi volarono insulti e chiamammo i carabinieri. Io mi ricordo solo di Olindo, non di Rosa. Mi accorsi che Olindo staccò il contatore perché mancarono immediatamente musica e luce. Ricorso anche altri episodi. I Romano citofonavano spesso a Raffaella dicendoci di non camminare, di non fare rumore. Ricordo insulti dei coniugi che erano sempre arrabbiati. Le gridavano “puttana” smetti di fare rumore. Spesso erano tutti e due a inveire.

Schembri
Quanti eravate in quella festa (21 agosto del 2001)?
Non ricorso esattamente. Una quindicina di persone è possibile.

Corte d'Assise
A che ora è avvenuto l’episodio?
Erano circa le 21.

TESTIMONI DELL'11 FEBBRAIO (LISTO)

Pietro Listo. Figlio della Carangelo. Non dà l’assenso alle riprese.

Dopo un po’ di tempo che eravamo lì, Rosa ha iniziato a prendere a male parole mia madre.
Non avevamo mai avuto problemi con la Castagna. Sapevamo che Raffaella, invece, aveva spesso problemi con i Romano.

Pacia
Perché c’erano le lamentale?
Perché avevamo un problema con la finestra del bagno. Non potevamo tenerla aperta.
P: Olindo diceva qualcosa?
No, era solo Rosa a dire le parolacce a mia madre.

TESTIMONI DELL'11 FEBBRAIO (CARANGELO)

Emma Carangelo, vicina di casa dei Romano per qualche mese. Non dà il consenso alle riprese.

Ho abitato in via Diaz dai primi giorni del 2001 al giugno successivo, con mio figlio Pietro Listo.
Con Raffaella non avevo alcun problema. Con i Romano, da un certo punto in avanti, qualche problema l’ho avuto. Non potevo aprire le finestre perché si lamentavano sempre. Sono anche andata dai Carabinieri dopo le ennesime pesanti proteste di Rosa Bazzi. La Rosi mi diceva spesso un sacco di parolacce per via della finestra del mio bagno che non potevo mai aprire.
Il piemme produce una lettera scritta dai Romano: in questa asserivano che la signora Emma e il figlio Pietro, “comprati da pochi soldi dei Castagna, hanno iniziato a fare loro i dispetti. Il figlio è sempre ubriaco – scrivevano - ha già conosciuto le patrie galere ed è disoccupato a vita”.

Pacia.
Le lamentele per la finestra arrivavano dalla rosa o dall’olindo?
Solo dalla rosa.
P: Come si comportava con lei Rosa. Può dire che aveva un comportamento strano?
Si comportava sempre male, mi diceva molte parolacce.

Schembri.
Prima del problema della finestra che rapporti aveva con Rosa Bazzi?
Normali, una volta abbiamo anche cenato insieme.
S: Poi, lasciò l’appartamento. Perché?
Perché era umido e non volevo più stare lì.

TESTIMONI DELL'11 FEBBRAIO (MINONZIO)

Simone Minonzio. Amico di Raffaella Castagna. Non dà il consenso alle riprese.
Frequentavo l’abitazione di Raffaella da quando ha iniziato a vivere in via Diaz. Dal 2000 in avanti. Eravamo molto amici. Ricordo che c’erano problemi con i coniugi Romano. Li conoscevo, erano quelli che stavano al piano di sotto. Si lamentavano del baccano, del casino, dei rumori. I rumori delle sedie, dei passi. Costantemente Raffaella ci raccomandava di non muovere le sedie, addirittura di fare pochi passi. Ci faceva togliere le scarpe, e per limitare i rumori aveva riempito la casa di tappeti. Una volta eravamo a bere il tè, un pomeriggio, intorno alle 17, una mia amica spostò indietro la sedia, dopo dieci minuti squillò il citofono. Dopo altri dieci minuti, ancora il citofono. Poi ancora. Poi ancora. Era uno dei due coniugi che suonava. Dopo altri squilli di citofono siamo scesi tutti e cinque dai Romano a chiedere come mai continuassero a suonare. Raffaella era davanti, noi dietro, la cosa finì lì. Ma le lotte con i due vicini fecero sì che con gli anni in casa di Raffaella non entrava più nessuno. Una volta, a una festa di compleanno mio e di Raffaella ci fu lanciato un sottovaso. Arrivò dal cortile fino al terrazzo.

Schembri
S: Quanta gente c’era alla festa di compleanno?
Una decina di persone, più o meno.
S: Dopo il matrimonio di Raffaella ha continuato a frequentarla?
Poco, perché c’erano parecchi problemi tra lei e Azouz e io ero abbastanza stufo.
S: Quali?
Problemi di coppia, troppi. Io non ero d’accordo con il matrimonio. Ho fatto da testimone, ma solo perché volevo bene a Raffaella. Molti altri amici si sono allontanati da Raffaella dopo il matrimonio. Nemmeno i genitori c’erano al matrimonio.
S: Quando la vide l’ultima volta?
Sette giorni prima che morì. Era con Azouz e il bambino.

Pacia
P: Perché a un certo punto non ha più frequentato la casa di Raffaella?Perché i problemi erano tanti.

TESTIMONI DELL'11 FEBBRAIO (GHISLANZONI)

Claudio Ghislanzoni – avvocato di Raffaella Castagna. Dà il consenso alle riprese.
L’ho assistita in quattro procedimenti penali, tre dei quali vedevano coinvolti anche i Romano. Il primo vedeva parti offese Rosa e Olindo contro Raffaella e Azouz. L’accusa era di ingiurie, minacce, lesioni personali avvenuti il 25 marzo 2004. L’udienza era fissata davanti al Giudice di pace il 9 giugno 2005.
Nel secondo, Raffaella ha querelato Rosa e Olindo per ingiurie e minacce. Entrambe le querele sono state rimesse simultaneamente.
Il terzo procedimento è quello tutt’ora pendente davanti al Giudice di pace di Erba 31/12/2005 per ingiurie minacce e lesioni. La parte offesa è Raffaella contro Rosa e Olindo. Il fatto sarebbe dovuto andare davanti alla Giudice di pace il 13 dicembre 2006.
L’accusa produce agli atti una lettera inviata da Paola Galli all’avvocato Ghislanzoni il il 3 aprile 2005.
“Sono le 9 del mattino, mia figlia mi telefona piangendo. Arrivo in via Diaz e i Romano mi insultano pesantemente. Rosa mi strattona la giacca. Olindo esce in cortile e minaccia mia figlia di ammazzarla di botte la prossima volta che avrebbero fatto ancora rumore”.

Riprende la deposizione di Ghislanzoni:
Ho notizia dell’aggravarsi dei rapporti già dal gennaio 2001, anche se ho iniziato ad assisterla solo nel 2005. Un episodio del 3 aprile 2005 è tra i più gravi ed è sfociato in una querela. I fatti coinvolgevano anche la mamma Paola Galli e il padre Carlo Castagna.
Carlo Castagna consigliava una certa sopportazione alla figlia. Io stesso, seguendo le indicazioni di Carlo, consigliavo di non aggravare la situazione con la moltiplicazione dei procedimenti.
La maggior parte dei dissidi si è ricomposta una volta arrivati davanti al giudice.
La remissione delle querele fu sempre trovata abbastanza facilmente.
Qualche giorno prima della udienza del 13 dicembre parlai con Raffaella Castagna.
Anche in quel caso, Raffaella era pronta a rimettere al querela, ma voleva un risarcimento per le lesioni subite nella caduta. Aveva riportato uno schiacciamento delle vertebre, non refertato dal pronto soccorso che le stava dando parecchie noie.
Ma era stupita perché non era stata contattata dai coniugi romano per un’eventuale transazione.
Ma l’episodio che l’allarmò di più fu un fatto accaduto i primi di gennaio del 2005.
Mi chiamò a casa e mi riferì di essere seguita dai Romano. La invitai a chiamare i carabinieri di Asso per farli intervenire e identificare i coniugi. Dopo poco tempo accadde. Chiamò i carabinieri ma i militari non potevano. Intervennero i vigili urbani di Canzo che identificarono i coniugi Romano.

Schembri
Qual era il quarto procedimento in cui ha assistito Raffaella Castagna?
Era un dissidio tra Raffaella Castagna, Azouz e un’altra vicina: Daniela Messina. La querelante era Daniela Messina, per ingiurie minacce e lesioni personali subite da Azouz e Raffalla. La cosa si risolse con la remissione della querela, con un risarcimento del danno.
Raffaella, per la verità, inizialmente voleva fare una contro querela, ma temeva che questo nuovo procedimento potesse influire negativamente sull’affidamento in prova del marito.

Bordeaux
A chi era estesa la querela?
A Raffaella, Paola Galli e Azouz.

Corte d’Assise
Nel procedimento che sarebbe dovuto approdare al Giudice di pace il 13 dicembre, si era parlato di una richiesta di risarcimento danni?

Ghislanzoni
Nell’ultimo procedimento rimasto aperto, la Castagna aveva intenzione di chiedere un risarcimento di 3.500 euro. Ma non ne aveva ancora parlato con i Romano.

domenica 10 febbraio 2008

QUAL E' LA TESI DIFENSIVA?

Domani il processo riprende. Toccherà ad altri testimoni dell’accusa, tra cui, particolarmente interessanti, alcuni carabinieri che condussero le indagini fin dalla tragica notte tra l’11 e il 12 dicembre 2006. Tra questi, anche il luogotenente Luciano Gallorini, comandante della stazione di Erba, che interrogò per tutta notte Olindo e Rosa, combattuto tra l’istinto che gli diceva chiaramente che qualcosa non andava in quei due e l’incredulità che due persone “normali” avessero potuto fare ciò di cui sono accusate.
Come nelle precedenti udienze, la difesa dei due imputati metterà in campo le proprie argomentazioni, cercando di fare cadere in contraddizione i testi del piemme.
Ma qui sta il punto.
Qual è la teoria difensiva che regge il processo?

Impossibile rispondere.
In sede di presentazione, le varie parti erano chiamate a mettere le rispettive carte sul tavolo.
Il piemme Massimo Astori ha assicurato di poter dimostrare che Olindo e Rosa sono colpevoli con fatti e prove documentali. Ha dichiarato alla Corte d’Assise che si servirà delle confessioni rese il 10 gennaio, confermate in febbraio e in giugno dai due coniugi, che avrà un testimone chiave in grado di riconoscere Olindo, che esistono prove scientifiche a carico dei due, e che esiste un movente chiaro, seppur futile, dell’omicidio.
La difesa si è, invece, limitata a dichiarare innocenti i suoi assistiti, contestando le confessioni rese dagli stessi il 10 gennaio 2007, garantendo di essere in grado di dimostrare che le stesse sono state estorte dai piemme.
Nulla ha dichiarato la difesa alla Corte in merito ad eventuali terze persone responsabili della strage (del famoso terzo uomo nessun cenno), nulla circa ipotesi alternative che scagionerebbero definitivamente i Romano, nulla circa clamorose sviste nelle indagini che, se appurate, demolirebbero la tesi accusatoria. Insomma, nel loro mazzo l’unica carta degna di nota sarebbero le “confessioni estorte”. Una carta, però, già mezza bruciata in sede di eccezioni preliminari, quando gli avvocati Schembri, Bordeaux e Pacia avevano, senza successo, chiesto l’ annullamento delle confessioni stesse per vizi procedurali.
E allora cosa sono queste continue trovate? Questi coupe de teatre che ad ogni udienza si gonfiano e si sgonfiano nel giro di qualche minuto?
Confusione, fumo, attività di spinning, non quello fatto sulla cyclette, ma la scientifica strategia di comunicazione, usata spesso in politica, attuata per spostare l’attenzione generale su falsi problemi, evitando così la messa a fuoco di quelli veri.

giovedì 7 febbraio 2008

SEPARATI IN CASA (RASSEGNA STAMPA LOCALE DEL 7 FEBBRAIO)

Faccio riferimento ancora al mio post di ieri e illustro i temi trattati oggi dai quotidiani locali.
La Provincia in nessuno dei cinque titoli di vario formato presenti nelle due pagine dedicate al processo, la 4 e la 5, fa cenno alla questione delle presunte presenze all’interno della casa e, tantomeno, al famigerato terzo uomo. Gli articoli firmati da Anna Savini, Guglielmo De Vita, Stefano Ferrari e Paolo Moretti si imperniano soprattutto su due fatti: “Rosa si infuria e zittisce il vicino” (a dire il vero è accaduto il contrario) e: “Due rompiscatole, sempre a spiarci” riferito al commento poco lusinghiero di un testimone nei confronti degli imputati.
Una scelta precisa, quella del quotidiano di via Pasquale Paoli, che ha troncato sul nascere la questione del “terzo uomo” e quella delle “misteriose presenze” nella casa della strage alle 18.30 dell’11 dicembre. Non una disattenzione, sia chiaro, ma la semplice riproduzione di quanto emerso in aula, con qualche difficoltà, va detto, nell’esposizione da parte dei testi siriani.


Il Corriere di Como riempie le pagine 2 e 3 con l’udienza di ieri e i suoi retroscena.
Il primo titolo su un articolo di Dario Campione recita: “La difesa insiste: c’è il terzo uomo. È guerra sulla prova dei passi”. L’altro titolo principale, su un pezzo a firma Mauro Peverelli, dice: “Il vicino di casa di Rosa e Olindo: Raffaella era terrorizzata dai Romano”.
La tesi del terzo uomo è ben presente. Ciò non significa che quella tesi sia sposata dalla linea del Corriere di Como, sia chiaro. Semplicemente, il quotidiano di via Vittorio Emanuele ha ritenuto importante, nell’economia della giornata, dare spazio alla suggestiva ipotesi difensiva, che ha pari dignità, nel processo, di quella accusatoria.

Ma parlando della tesi difensiva si apre un’altra questione. Una questione fondamentale nel ragionamento interno a questo blog, di cui parlerò nel prossimo post.
Vi anticipo il titolo: qual è la tesi difensiva?

STRABISMO CONFERMATO (RASSEGNA STAMPA DEL 7 FEBBRAIO)

Scivola sempre più in basso il processo sulla strage di Erba nei principali quotidiani. E, come previsto, le notizie a cui i titoli hanno dato risalto oggi non solo sono diverse tra giornali nazionali e locali, ma, in alcuni casi, vanno in direzione diametralmente opposte.
Il Corriere della Sera sulle pagine nazionali si limita ad una breve dal titolo: “Qualcuno aspettava le vittime del massacro”, lasciando intendere che c’era gente (il famoso terzo uomo) nell’appartamento della strage. Per capire il perché di una simile scelta, vi rimando al post di ieri.
La Repubblica ignora il caso, saltando l’udienza di ieri a piè pari.
Veniamo al Giornale, che oltre a focalizzare il rapporto dei coniugi Romano nei confronti dei vicini: “Erba, in aula sfilano i vicini: Olindo terrorizzava Raffaella”, pone l’accento sulla presunta presenza all’interno della casa degli orrori a partire dalle 18.30 di quel tragico lunedì 11 dicembre 2006.
“Nella casa entrò qualcuno prima della strage” dice infatti l’altro titolo di pagina 16 del Giornale che, a firma Felice Manti, imputa questa rivelazione all’ormai noto “siriano”, ovvero l’inquilino dell’appartamento sotto i Castagna.
Ma qui è il caso di fare un paio di puntualizzazioni.
Primo: il siriano al termine dell’interrogatorio non ha affatto ammesso di essere certo che i rumori arrivassero proprio dall’appartamento della strage.
Secondo, nel corso del cosiddetto “esperimento giudiziale” i carabinieri gli hanno fatto rivivere quelle ore dell’11 dicembre, camminando sia nell’appartamento Castagna, sia in quello del vicino. Ebbene, il siriano non è stato in grado di capire da dove provenissero esattamente i rumori dei passi.
La difesa dei Romano ieri ha enfatizzato le incertezze che lo stesso siriano avrebbe mostrato nella sua esposizione, incertezze che, però, sono state più formali che sostanziali, legate, insomma, ai problemi di lingua e di traduzione.
Ciò non ha vietato di parlare insistentemente di questa “misteriosa” presenza.
Per concludere con i nazionali, Libero pone l’accento su “Rosa in gabbia litiga con i vicini di casa”, aggiungendo: “La strategia della difesa: un terzo uomo responsabile della strage”.
In fianco al pezzo firmato da Cristiana Lori spicca un fondo a cura di Carlo Taormina. L’avvocato della Franzoni firma un pezzo dal titolo eloquente: “In qualsiasi processo vince il più abile, non chi dice la verità”.

mercoledì 6 febbraio 2008

BUONA LA PRIMA

A prescindere da come la pensiamo sui fatti e da come andrà a finire, il processo della strage di Erba è, finora, un processo ben fatto.
Ci sono una Corte autorevole, un piemme super preparato, una difesa battagliera.
In aula c'è un sistema audio-video di diffusione dei documenti che non sembra nemmeno di essere in Italia per quanto è efficiente.
C'è un pubblico numeroso, ma disciplinato.
Un buon seguito mediatico e una storia orribile, ma tutta da raccontare.
Siamo soltanto all'inizio, ma, sinceramente, viste le premesse, pensavamo peggio.

STRABISMO MEDIATICO, UN RISCHIO CONCRETO

Questa volta la rassegna stampa provo a farla in anticipo.
Dopo l’udienza di oggi, ricca di testimonianze importanti, le direzioni che i giornali prenderanno domani secondo me saranno sostanzialmente due, opposte tra loro.
I quotidiani nazionali, o almeno alcuni di essi, proporranno presumibilmente un titolo del genere: “Nella casa dell’orrore c’era qualcuno due ore prima della strage”.
La stampa locale dirà invece: “I testimoni confermano la ricostruzione del piemme, evapora l’ombra del terzo uomo”.
Possibile, direte, che sulla stampa compaiano due notizie diametralmente opposte dopo la medesima udienza? Potrei sbagliarmi, ma è possibile.
Perché le testimonianze rese oggi in aula sono andate tutte in un’unica direzione, ma hanno presentato qualche momento di apparente contraddizione.
Si tratterà di capire, dunque, quale peso verrà dato a queste lievi discrepanze, che, a seconda della linea scelta in merito a questo processo dalle varie testate, assumeranno un’importanza diversa.
Oggi per l’accusa ha testimoniato il famoso “siriano”, e dopo di lui l’ha fatto sua moglie.
Interrogato dal piemme Massimo Astori, non senza qualche indecisione, dovuta in parte anche alle differenze linguistiche e alla difficoltà insita in una traduzione simultanea, Kalhouf Adbulkarim, che abitava sotto l’appartamento della strage, ha riferito sostanzialmente: “Dopo le 19.30 abbiamo sentito alcuni rumori sopra. Pensavano che stessero litigando Raffaella e Azouz, poi altri rumori nelle varie stanze. Poi, ancora, rumori più forti. Una persona camminava forte qua e là, rumori di passi forti, qualcosa veniva spostato nella stanza sopra di noi. I passi si assommavano ad altri passi, come se ci fossero due persone. In un primo momento non mi sono spaventato: era normale quando c’era suo marito. Poi, però, ho capito che era diverso, che c’era qualcosa di strano. Ho sentito sbattere forte la porta e anche lamenti, non vere e proprie grida. Alla fine ho pensato di andare a guardare cosa stava succedendo, ma mia moglie mi ha detto di non farlo. Non ho aperto la porta, ma ho guardato dallo spioncino, per cinque minuti. Non ho visto niente e sono tornato da mia moglie. La luce della scala si accendeva e spegneva. Due o tre volte. Poi non ho sentito più niente”.
Chiaro. Il fatto è che l’uomo ha aggiunto di aver sentito altri rumori provenire dal piano di sopra già dalle 18.30. Rumori lievi, per la verità.
Circostanza confermata anche dalla moglie, Eva, che sostanzialmente ha detto: “Dalle 18.30 ho sentito alcuni rumori lievi. Potevano provenire dall’appartamento di Raffaella Castagna. Poi, dalle 19.30 in avanti questi rumori si sono fatti sempre più forti”.
Ecco dunque l’appiglio per ipotizzare una terza presenza nell’appartamento dell’orrore fin dalle 18.30.
Ma, c’è un ma.
In seguito alla richiesta di chiarimenti da parte della Corte d’Assise, la donna ha puntualizzato chiaramente che i rumori sentiti dalle 18.30 alle 19.30 potevano provenire anche dall’appartamento a fianco di quello di Raffaella Castagna, probabilmente da quello del vicino che, proprio a quell’ora, stava ricevendo la visita del figlio.
Insomma, quanta importanza verrà data dai media a questa fondamentale puntualizzazione? Lo sapremo stasera con i primi Tg e domani leggendo i giornali.
Lo strabismo mediatico, però, è dietro l’angolo.
Sarò lieto, ovviamente, di constatare di essermi sbagliato.

martedì 5 febbraio 2008

SUL LOCALE ANCORA SCELTE DIVERSE (RASSEGNA STAMPA DEL 5 FEBBRAIO)

I quotidiani locali, ovviamente, concedono maggior spazio alla vicenda. Ecco allora cosa hanno prodotto.

Corriere di Como: apertura di giornale con: “Youssef cercò di difendersi dalle belve”. I pezzi all’interno, pagine 2 e 3, sono a firma Dario Campione e Mauro Peverelli. Titoli interni: “Youssef tentò di difendersi, uno lo teneva l’altro lo uccise” ed “Ecco l’identikit degli assassini, per la Procura sono Rosa e Olindo”.
Campione non risparmia particolari ai lettori con un dettagliato articolo sulla relazione del medico legale. Termini forti, particolari su modalità e tempistiche. C’è la descrizione dell’aggressione completa, delle armi utilizzate e delle ferite inferte. C’è l’identikit dei due aggressori, puntualizzato con forza dal pm Massimo Astori. Nulla sul presunto assopimento di Olindo.
Nelle pagine si parla della lettera di Azouz e dele poche parole dette dal consulente della difesa Carlo Torre, noto per essere stato uno dei periti del delitto di Cogne.
Infine, un accenno alla testimonianza rivelatrice del desiderio di maternità di Raffaella Castagna.

La Provincia in prima pagina riporta una lunga lettera scritta da Giuseppe Castagna, fratello di Raffella, in cui lo stesso non si capacita della “insensibilità” mostrata dai presunti carnefici. Sempre in prima, un richiamo alla sonnolenza di Olindo.
All’interno (pagine 4 e 5) i titoli recitano: “Olindo sbadiglia poi si addormenta” e “Lui teneva il baimbo, lei lo colpiva”. Da notare che la Provincia già individua nei due coniugi gli aggressori, mentre il Corriere di Como resta sul generico.
I pezzi, firmati da Anna Savini, Guglielmo De Vita, Paolo Moretti e Stefano Ferrari, si fermano sempre quando la descrizione si fa troppo cruda. Lenti puntate sulle testimonianze, sulla lettera di Azouz, sulla figura di Frigerio e sulle ultime ore di una Raffaella Castagna serena, desiderosa di una seconda maternità. In più, la notizia di un’altra famiglia disposta ad ospitare Azouz e l’annuncio del suo avvocato di una nuova richiesta di domiciliari.
Anche sulla Provincia, ampio spazio all’identikit degli aggressori e alla descrizione delle armi utilizzate, temi salienti della strategia offensiva.

QUANDO IL SANGUE TRACIMA (RASSEGNA STAMPA DEL 5 FEBBRAIO)

La scorsa dei quotidiani oggi ha due obiettivi: evidenziare, come sempre, quali notizie siano state messe in risalto dalle varie testate e, credo ancor più importante ai fini della riflessione, in che modo gli orribili contenuti dell’udienza di ieri siano stati riportati. Nella relazione del medico legale illustrata in aula ieri è scorso parecchio sangue. Quanto ne è finito sulle pagine dei giornali?

Iniziamo dai nazionali.
Corriere della Sera (pagine nazionali) – La notizia non compare in prima pagina. A pagina 20 Il titolo si concentra sull’assopimento di Olindo durante la straziante descrizione della strage: “La strage ricostruita in aula e Olindo si addormenta”.
Il pezzo di Giusi Fasano è pulito, riporta qualche particolare molto duro, ma non scade nell’horror puro. Non dice nulla, però, circa l’identikit tracciato da Scola (medico legale) nell’ipotizzare i possibili aggressori. Un accenno alla lettera scritta da Azouz Marzouk e alla rivelazione di una collega di Raffaella che racconta del desiderio di una nuova maternità della povera ragazza.
Nelle pagine della Lombardia Claudio Del Frate si concentra sulla lettera scritta da Azouz Marzouk contro i due coniugi e sulla testimonianza dell’ex responsabile lavorativo di Olindo.

Repubblica – anche qui la notizia non è in prima. Il titolo di pagina 17 è: “Il piccolo Youssef lottò fino alla fine”. Emilio Randacio, in un pezzo pulito, racconta dell’orrore senza addentrarsi in particolari agghiaccianti, parla dell’assopimento di Olindo, delle armi utilizzate e del sopravvissuto Frigerio, scampato alla morte. Nulla sulle dimensioni dei due aggressori (uno più alto e uno decisamente più basso ndr) e poco altro sulle altre testimonianze.

Il Giornale – la notizia è in prima pagina e non si usano perifrasi: “In aula le foto choc di Youssef: così è stato sgozzato”. I pezzi all’interno, a pagina 15, firmati Gabriele Villa e Felice Manti, ricalcano il tono del titolo. Dettagli sul tipo di ferite, tempistiche delle agonie, modalità del massacro. In pratica, esattamente quanto detto in aula dal medico legale. Un accenno al torpore di Olindo e alle presunte incongruenze riscontrate dai difensori dei coniugi.

Libero – non c’è la notizia in prima. A pagina 17 il titolo si concentra sulle 18 coltellate inferte a Raffaella Castagna: “A Raffaella 18 coltellate da due mani diverse”. Il sottotitolo però riporta i verbi “sgozzate” e “scannato”. Contrariamente agli altri quotidiani, Cristiana Lodi parla dei coniugi che seguono con attenzione la relazione del medico legale, “concentrati e a tratti rapiti, come se fossero al cinema”. Libero poi riprende la questione del cosiddetto “Codice di Olindo”: un insieme di simboli vergati in carcere dallo stesso Olindo su una Bibbia, poi sequestrata. La difesa avrebbe commissionato un incarico al consulente Oscar Candian perché lo decifri. La domanda, però, sorge spontanea: non facevano prima a chiedere a Olindo, che è loro assistito, cosa significano ‘sti simboli?

lunedì 4 febbraio 2008

DOMANDE

Sui video scorrono immagini indescrivibili nel loro orrore. I testimoni ricostruiscono gli istanti di una strage la cui bestialità va davvero al di là dell'umana comprensione.
Olindo e Rosa sono dietro le sbarre, non hanno reazioni. Capita che parlottino, guardano gli schermi, ascoltano il dibattito. Non una smorfia.
Ma se fossero davvero innocenti, pensavo oggi aggrappandomi a tutto il garantismo che alberga in me, come possono assistere inerti a questo scempio? Perchè Olindo Romano non impugna le sbarre della cella per gridare tutta la sua innocenza? Perchè non si sono rifiutati di guardare quella roba? Perchè non ho visto compassione nei loro occhi?
Nulla di giurdicamente rilevante, sia inteso. Nulla che modifichi il loro status di imputati.
Soltanto una semplice, triste, considerazione.

TESTIMONI DEL 4 FEBBRAIO (SCOLA)

Troppo orrore nella deposizione del medico legale Giovanni Scola, teste importantissimo per l'accusa. Anche per questo, durante l'udienza, la Corte ha chiesto l'oscuramento dei maxi schermi rivolti a giornalisti e pubblico su cui sono scorse le terribili immagini dei corpi martoriati.
Di seguito, pertanto, riportiamo soltanto qualche concetto saliente della sua ricostruzine dei fatti.
Giovanni Scola, anatomo patologo. Dà il consenso alle riprese video.
"Gli aggressori dovevano essere almeno due e hanno utilizzato tre armi, due coltelli, uno piccolo uno più grosso, e un corpo contundente dal profilo smussato e liscio. Raffaella Castagna è stata colta di sorpresa, Paola Galli ha provato a difendersi. Così anche il piccolo Youssef e Valeria Cherubini. Uno degli aggressori doveva essere di altezza normale e uno decisamente più basso. Uno dei due era mancino. I colpi mortali con il corpo contundente sono stati sferrati da un’altezza maggiore, le ferite erano tutte nelle regioni basse, inferte da una persona non alta. Le morti avvennero in tempo breve, qualche minuto. Se Mario Frigerio non fosse stato soccorso sarebbe morto sia per le ferite, sia per il monossido di carbonio. Era già praticamente deceduto: ha avuto un arresto cardiaco ed è stato rianimato, se fosse rimasto all'interno dell'appartamento, avrebbe subito un'asfissia. Le impronte di alcune dita di una mano sul volto del bambino e la mancanza di DNA sulla pelle delle vittime mi fanno pensare che siano stati usati guanti, non troppo pesanti, ma nemmeno di lattice".
Pacia: Lei è in grado di escludere che le tre armi possano essere le sole, o potevano esserci altre armi simili a queste?
"Mi pare improbabile che ci fossero armi diverse da quelle descritte".

Schembri
Non ha preso in considerazione che la signora Cherubini sia stata colpita quando era già in appartamento?
“Sì, ma mi sembra più probabile che sia stata colpita sul pianerottolo”.
Corte d'Assise
Come Valeria Cherubini potrebbe essere stata colpita sul pianerottolo e poi salita sopra?
“Poteva essere stata stordita ma sarebbe potuta salire una volta riavuta”
C.A: Descriva il corpo contundente.
“Era un corpo allungato, la sezione delle ferite era minima. Era liscio, margine smusso e arrotondato, non molto pesante, ma usato con forza notevole sulle tre donne”.

TESTIMONI DEL 4 FEBBRAIO (BARDAZZA)

Massimo Bardazza. Ingegnere consulente della Procura, acconsente alle riprese.
"Incaricato il 29 dicembre, il giorno stesso ho svolto un sopralluogo col pm e i miei collaboratori.
Ho trovato una scena che “parla”. La meccanica dell’incendio è abbastanza chiara.
I focolai erano ben individuabili: uno in camera da letto, con azione distruttiva, due nella camera del bambino, con due tentativi di innesco (lettino e cesta dei giochi) che però non hanno dato conseguenze. Gli altri due focolai erano i corpi stessi di Raffaella e Paola Galli, deduzione derivante dal fatto che non c’era contiguità tra i loro corpi e il resto dell’incendio.
I campioni sono stati analizzati nel laboratorio specializzato Cnr di Padova. Sui due corpi c’erano impronte di un liquido cosiddetto accelerante, simile a quello che si usa negli accendini, un classico accenditore di carbonella. Sugli altri focolai le impronte potrebbero essere state cancellate dall’acqua usata per spegnere l’incendio e per il calore della stanza che potrebbe averli fatti evaporare. Il punto di innesco baricentrico della camera da letto potrebbe essere stato il materasso. Il liquido utilizzato è di normale uso per chi ha il caminetto o chi va in campeggio. Non brucia violentemente come la benzina, si incendia subito ma poi la fiamma permane.
Una tanica sequestrata agli imputati non è compatibile con i liquidi rilevati. Era benzina e gasolio.

Schembri.
Quanti erano i focolai?
“Tre. Uno in camera da letto, due nella camera del bambino”.
S: Le tracce potrebbero essere compatibili anche con altre sostanze diverse da quelle che ha indicato?
“Sì”.

Bordeaux.
La porta di ingresso dell’appartamento è rimasta sempre aperta o soltanto per alcuni momenti?
“Non so dire per quanto. So che è rimasta aperta, tant'è che il fumo è salito fino al piano di sopra, riuscendo ad arrivare il cagnolino dei Frigerio uccidendolo”.
B: Sul corpo di Raffaella c’è stato un innesco? Da cosa lo deduce?
"Dalle foto che ho visto il 29 dicembre, con le foto dei vigili del fuoco e dei carabinieri, mi è parso che l’innesco fosse stato appiccato direttamente sui corpi. In maniera chiarissima per quanto riguarda Paola Galli, meno per Raffaella. Ma essendo stata trovata la stessa sostanza sui due corpi, per analogia è plausibile che sia stato fatto per entrambe.

Pacia.
L’accenditore dove è contenuto solitamente.
"Solitamente è contenuto in bottiglie e viene versato".
P: Lei può dire se c’era alcool etilico sul luogo del rogo?
"Chi cerca tracce su un incendio, non cerca mai l'alcool perchè sa che evapora completamete".
P: Le esalazioni della fiamma possono lasciare tracce sulla pelle di chi li usa?
"Sì tracce sì, ma basta lavarsele".
P: Può esserci fiamma di ritorno?
"No, perché sono liquidi fatti apposta per non dare fiamma di ritorno.

TESTIMONI DEL 4 FEBBRAIO (FAZZARI)

Nicola Fazzari – medico del 118 che intervenne per primo. Non dà il consenso alla ripresa.
“Verso le 20.27 siamo usciti dalla centrale di Erba. Alle 20.28 eravamo sul posto. Quando sono arrivato ho trovato due persone in posizione supina sul pianerottolo, un uomo e una donna.
Della donna ho constatato subito il decesso e ho sentito che aveva una gravissima ferita al capo. A quel punto, mi sono concentrato sull’uomo. Mentre stavamo entrando sono esplosi i vetri per il grande calore che c'era all'interno. La casa era piena di fumo, di acqua dei vigili del fuoco e di calore. Frigerio era sicuramente cosciente, ma non riusciva a parlare, aveva la voce molto roca. Mi guardava con gli occhi disperati. Mi ha mostrato prima l’indice verso il piano di sopra e poi il segno “tre”, con la mano. Ho pensato che mi indicasse la presenza di persone al terzo piano.
Ho notato graffi sul suo torace mentre lo trasportavamo in ospedale. Graffi come quelli di un gatto. In volto aveva un eritema, ma non era ustionato.
Malgrado l'indicazione non sono riuscito a salire per il troppo fumo.

Schembri.
Quali segni ha fatto esattamente Frigerio?
“Frigerio era capace di intendere e di volere, e lucido e mi ha mostrato prima il dito indice e poi il segno “tre” con la mano. Ho pensato che mi indicasse un altro ferito al terzo piano.

Bordeaux:
Aveva notizie del fatto che ci fosse un bambino all’interno?
“I vigili del fuoco mi avevano detto che forse c’era un bambino. Ho provato a salire ma i pompieri mi hanno bloccato perché non avevo l’autorespiratore”.
B: Nel rapporto (scheda di soccorso) fatto da altri si parla di un bimbo con la bava alla bocca. Ne era a conoscenza?
"Mentre si completava l'assistenza di Frigerio, i volontari mi han detto: c'è un bambino, ma non è possibile portarlo giù, perché è deceduto”.
B. La bava è compatibile con un'eventuale intossicazione?
“Potrebbe anche essere, ma non saprei dirlo”.

SI RIPRENDE

Nove e 27, riprende il processo a Olindo e Rosa.
La gente è tornata a seguire abbondante. Forse anche perchè fuori piove.
Non c'è l'avvocato Enzo Pacia.
Si prosegue con i testi dell'accusa.
La difesa chiedono che i loro consulenti siano presenti mentre depongono i consulenti della Procura.
Il piemme Massimo Astori e le parti civili si oppongono alla richiesta.

sabato 2 febbraio 2008

STAMPA NAZIONALE IN PANCHINA. MEDIA LOCALI SU STRADE DIVERSE

Il processo è (almeno fino a lunedì) tornato in panchina.
Regge ancora soltanto sui quotidiani locali, che, comunque, non vanno oltre una semiapertura, nel caso del Corriere di Como, e di un cosiddetto "palchetto" sulla Provincia.
Totalmente differenti i temi trattati.
La Provincia torna sul tema, che ha sempre più l'aria di assomigliare a una bufala, del codiddetto "terzo uomo". Terzo uomo "butatto là" dalla difesa nel controesame ai testi del piemme Massimo Astori e che sarebbe poi l'inquilino siriano del pian terreno della casa della strage viveva con moglie e due figli. Intanto, cè una notizia: il siriano ha un nome. Si chiama Abdelkarim. Sentito più volte nei primissimi giorni dopo la strage, è uscito presto dall'inchiesta. Eppure, nei giorni scorsi proprio il Corriere di Como, ma anch il quotidiano "Il Giornale" hanno parlato insistentemente di lui. I difensori di Olindo e Rosa, in maniera per altro poco convinta, hanno provato a tirarlo in mezzo, ma, per il momento, nessuno ha provato a dire che su di lui andrebbero aperte nuove indagini.
Insomma, la questione del "siriano" sembra più roba per riempire qualche mezza pagina di giornale, piuttosto che da processo.
Il Corriere di Como, invece, parla del cosiddetto "codice di Olindo": una serie di simboli scritti da Olindo sulla Bibbia che poi gli è stata sequestrata dalla Procura.
Simboli tutt'ora, lo dice lo stesso Corriere di Como, estranei a valutazioni dibattimentali, anche da parte della stessa difesa, che però hanno attirato la curiosità di alcuni matematici comaschi. Nessuna perizia o consulenza, ma una sorta di sfida intrapresa da questi amanti dei numeri che, magari, scopriranno presto che si tratta di semplici scarabocchi.
Insomma, una notizia più di "colore" che di cronaca giudiziaria.

giovedì 31 gennaio 2008

IL SIRIANO



Perchè a oltre un anno dalla strage, riferendosi a uno dei residenti della corte di via Diaz, i testimoni suoi vicini di casa, le parti del processo e pure i giornalisti continuano a chiamarlo "il siriano"?

Sto benedetto uomo, su cui la difesa di Olindio ha anche gettato un'ombra inquietante, avrà pure un nome! Giuro che alla prossima udienza la prima cosa che faccio è trovare quel nome.
(Nell'immagine, tipico esemplare di Mesocricetus auratus. Comunemente detto, criceto siriano)

RITRATTAZIONE A MEZZO STAMPA

Fermi un attimo!
Riavvolgiamo il nastro e torniamo a ieri l’altro.
In apertura di dibattimento, siamo al pomeriggio del 29 gennaio, prima udienza, Massimo Astori, Pubblico ministero, dice più o meno questa cosa: “Signori della Corte, da parte di Olindo Romano e Rosa Bazzi vi fu piena e consapevole confessione. La tardiva ritrattazione fu dettata da condizionamenti provenienti da abbagli di promesse di campagne di stampa innocentiste”.
Ho capito bene. Sono andato a rileggermi per tre volte gli appunti presi al PC. L’ha detto.
Sbaglio, o in questo blog si parla di processo mediatico? Qui abbiamo di più. Abbiamo le presunte “indagini difensive mediatiche”.
Se il piemme tornerà sulla questione, siamo certi che lo faccia visto che l’ha anticipato, capiremo esattamente cosa intendesse dire e a chi andasse quel chiaro messaggio.Sarà interessante capire quale media sarebbe stato il responsabile di quegli abbagli negli occhi dei Romano, talmente influente da indurli a ritrattare una confessione in cui avevano ammesso l’uccisione di 4 persone, tra cui un bimbo di due anni.

A DESTRA, PIACE DI PIU' (IL PROCESSO) - RASSEGNA STAMPA NAZIONALE DEL 31/1/08

Tra i quotidiani nazionali, come detto, la notizia è quasi scomparsa dalle prime pagine.
Quasi perchè non c'è traccia né su Corriere della Sera, né su Repubblica, ma resiste strenuamente su Libero e sul Giornale. Vediamo.

Il Corriere della Sera, che, lo ricordiamo, in provincia ospita il Corriere di Como, non lascia in prima pagina nemmeno un francobollo che parli del processo.
Però ne parla sia nella parte nazionale, mezza pagina di Giusi Fasano, e in quella della Lombardia, a pagina 13, con servizi a firma Claudio Del Frate e Marcello Parilli.
Nel nazionale anche la Fasano dà risalto all’esternazione di Olindo, nei termini riportati dalla Provincia. Del Frate, invece, spariglia le carte e punta sul personaggio di Luisa Bordeaux, legale di Rosa Bazzi. Eloquente il titolo: “Donna e avvocato, la star del processo”.

Anche sulla Repubblica il processo scompare dalla prima pagina.
Lo ritroviamo con l’intera pagina 17. Pezzo di cronaca pura firmato Emilio Randacio, che sottolinea le proteste degli imputati “trattati come bestie in gabbia” e punta sull’orrore delle prime testimonianze: "Così scoprii i corpi nella casa dell'orrore".
Poi un lungo racconto di Pino Corrias, autore tra l’altro, del libro “Vicini da morire” che li è valsa la convocazione a testimoniare per la pubblica accusa.
Quello di Corrias è un racconto che sconfina nell’analisi e mette a nudo i due imputati. Due figure imperscrutabili, su cui Corrias cerca di fare un po’ di luce.

Libero ha la notizia in prima, a fondo pagina. Da lì parte un ragionamento, sviluppato poi a pagina 17 da Vincenzo Vitale sul “Dovere della difesa, più forte anche della verità”, riferendosi, ovviamente ai legali dei coniugi.
E ancora, sempre all’interno, spazio alle testimonianze choc e al bel sorriso dell’avocato Luisa Bordeaux che, per il semplice fatto di non essere una brutta donna, è già una star.

Terminiamo con il Giornale.
Anche qui, piccolo spazio, ma notizia ancora in prima pagina. È Daniele Abbiati a tracciare un ritratto di Rosa Bazzi. Eloquente il titolo: “Rosa di Erba. L’amore nero della moglie di Olindo”.
Nelle pagine interne (12 e 13) taglio molto televisivo nei titoli:
“Ecco la coppia dimenticata dalle tv. I figli di Frigerio: Nessun perdono” e poi: "Erba, al processo il film dell’orrore”, con pezzi rispettivamente di Gabriele Villa e Felice Manti.
Tornando al ritratto dalla prima, colpisce il sommarietto all’interno che recita testualmente riferendosi a Rosa: “E’ lei a tenere in mano Olindo, gli ordina cosa fare e lo sorveglia. Lei, quasi analfabeta, diventa sacerdotessa e musa ispiratrice”.

OGNUNO DICE LA SUA. (RASSEGNA STAMPA LOCALE DEL 31/01/08)

Secondo giorno di processo: dalle prime pagine nazionali la notizia è quasi sparita. Eppure, volendo guardare, l’udienza di ieri, con le prime testimonianze, è stata più pregnante di quella del giorno prima. Ma, si sa, gli italiani si stufano presto delle cose. Figuriamoci dei processi.

Vediamo inizialmente quale spazio è stato dedicato dai quotidiani locali alla notizia e cosa è stato scritto.

Il Corriere di Como apre il giornale con il titolo: “La difesa, un’altra persona sulla scena del delitto” e spiega: “Gli avvocati dei Romano insistono su una misteriosa impronta di scarpa”.
All’interno due pagine ancora dedicate all’udienza con Dario Campione che pone l’accento sulla figura di un cittadino extracomunitario, forse siriano, emersa dalle testimonianze dei primi soccorritori. Il siriano, curioso che nessuno si preoccupi di assegnargli un nome, sarebbe poi colui che abitava al pian terreno della casa dell’orrore. Colui che prestò a Glauco Bartesaghi (altro condomino soccorritore) il proprio cellulare per chiamare i pompieri e che non è mai stato nemmeno indagato dalla Procura. Eppure, per la difesa, e Campione ne dà notizia, la sua presenza rappresentò qualcosa di “strano”. Qualcosa che merita un approfondimento.
Nulla scrive, invece, il Corriere di Como circa le prime reazioni verbali che Olindo e Rosa hanno opposto all’assalto mediatico, lamentandosi per essere “trattati come mostri”.

Prima pagina anche per La Provincia che all’interno dedica all’udienza di ieri ben 4 pagine.
Il titolo verte proprio sull’esclamazione di Olindo Romano.
“Parla Olindo: non siamo mostri”, recita il titolo principale.
E Poi: “Dai primi testimoni una rivelazione: quando siamo arrivati, la moglie di Frigerio era ancora viva”.
Paolo Moretti e Stefano Ferrari, totalmente immersi nell’udienza e nei suoi “derivati” raccontano dello sfogo di Olindo, attraverso la testimonianza di uno dei suoi legali, Enzo Pacia, e danno ampio spazio alla drammatica ricostruzione fornita in aula da Glauco Bartesaghi, l’inquilino pompiere che trascinò fuori dal rogo-mattatoio Mario Frigerio e Raffaella Castagna, riuscendo a salvare il primo.
Al presunto terzo uomo, a cui il Corriere di Como ha dato rilievo, La Provincia non sembra voler dare grande peso.

mercoledì 30 gennaio 2008

TESTIMONI DEL 30 GENNAIO 2008 (MIOTTO)

Ferruccio Miotto, responsabile vigili del fuoco di Erba. Acconsente alle riprese.
"La chiamata è arrivata alle 20.29. Siamo giunti sul posto alle 20.38. Ho incontrato subito Glauco
(conferma versione di Bartesaghi). Due miei uomini hanno scavalcato il corpo di Raffaella Castagna per entrare. Al piano superiore abbiamo trovato la Cherubini genuflessa in una pozza di sangue. Abbiamo utilizzato una botte d’acqua (4.500 litri) in dieci minuti per domare l'incendio. Sul letto c’erano dei giornali ammucchiati".

TESTIMONI DEL 30 GENNAIO 2008 (BARTESAGHI)

Glauco Bartesaghi, residente nella corte. Vigile del fuoco volontario, ha salvato Mario Frigerio. Presta il consenso alla ripresa.
"Conoscevo Frigerio e sua moglie di vista. Azouz e Raffaella di vista. Tra i Castagna e i Romano mi era capitato di assistere a un alterco. In particolare tra Raffaella, sua madre Paola Galli e i Romano. Quella sera ero a casa da poco prima delle 8. Dopo le 8 e 20 mi ha suonato il campanello Ballabio. Ho fatto la rampa e sul pianerottolo ho trovato Frigerio supino, a cavallo tra la porta e il pianerottolo. L’ho preso dalle caviglie e mi sono sporcato di sangue e l’ho trascinato sul pianerottolo. Sono entrato in casa, ho trovato Raffaella e l’ho trascinata fuori dall’appartamento dalle caviglie. Ho pensato al bambino, sono rientrato ma c’era troppo fumo.
Sul pianerottolo ho sentito una voce femminile gridare "aiuto", ma arrivato al pianerottolo sopra c’era troppo fumo. Con Ballabio siamo scesi da basso. Mi sono fatto dare il cellulare da un siriano che abita al pian terreno. Ho gridato se qualcuno avesse un estintore. Ballabio me ne ha dato uno, sono entrato nell’appartamento e ho scaricato l’estintore in una stanza. Sono uscito e, una volta sceso, abbiamo staccato i contatori nell’androne. Ho spiegato ai vvf arrivati nel frattempo quale fosse la situazione e ho detto che sicuramente ci sarebbero stati dentro un bambino e una donna che chiamava aiuto. La luce delle scale era accesa secondo me, perché se fosse stato buio difficilmente avrei potuto fare le scale. Frigerio aveva la testa all’interno dell’appartamento e il resto del corpo sul pianerottolo. L’ho messo sulla sinistra del pianerottolo e sono entrato.
Non l’ho riconosciuto perché era pieno di sangue e anche le caviglie mi sembravano insanguinate.
Frigerio non mi sembrava interessato dal fuoco. Nell’appartamento, dopo due passi ho trovato subito Raffaella. I vestiti bruciavano. Li ho spenti con le mani. Entrato nell’appartamento ero in ginocchio per evitare il fumo. Non ho visto altri corpi. Non ricordo le ferite di Frigerio, ricordo molto sangue. Dopo aver portato fuori Frigerio e Raffaella ho sentito le grida d’aiuto. Ho visto Frigerio indicare il piano sopra con un dito. Olindo e rosa sono arrivati intorno alle 22.30".

TESTIMONI DEL 30 GENNAIO 2008 (CANALI)

Claudia Canali, residente nella corte, moglie di Glauco Bartesaghi. Non presta il consenso alle riprese.
"Glauco mi ha detto di chiamare i pompieri e il 118 alcune volte. Mio marito continuava a entrare e uscire da quella casa. Alla fine mi ha chiesto di chiamare i carabinieri. L’appartamento bruciato è detto "la casa del ghiaccio". Ricordo di essere tornata a casa tra le 20.05 e le 20.07.
Una volta mi fu stato riferito da un vicino di una lite che causò l’arrivo dei carabinieri.
In un'altra occasione, tempo prima, ero stata contattata da una signora che abitava dove poi è arrivata Raffaella Castagna. Mi aveva contattata (come avvocato) per scrivere a Rosa perchè cessare di insultarla nelle sue continue lamentele. La donna mi disse che non poteva spostare sedie, aprire finestre senza essere rimbrottata".


Schembri
Com’erano i vostri rapporti con la Bazzi?
"Molto buoni, assolutamente cordiali".
Cosa fece quella sera quando la vide arrivare?
"Quando è arrivata la Rosa io l’ho abbracciata piangendo e le ho detto: Li hanno massacrati”

Corte d'Assise:
E lei cosa rispose?
"Lei si è girata verso Olindo e gli ha detto: “Olindo, hai visto? Qui non si può stare”.
Che ora poteva essere?
"Era già tutto transennato e Carlo Castagna era già lì".

TESTIMONI DEL 30 GENNAIO 2008 (BALLABIO)

Vittorio Ballabio, residente nella corte (con Glauco Bartesaghi è stato il primo a entrare nella palazzina in fiamme). Presta il consenso alle riprese.
"Alle 20.20 ho scrollato la tovaglia, ne sono certo. Ho notato il fumo in fondo al cortile.
Ho suonato a Bartesaghi e tutti e due siamo andati verso la palazzina. Il fumo usciva dalla finestra. Il portoncino era chiuso, siamo saliti, la porticina dell’appartamento Castagna era leggermente aperto, si vedeva il fuoco e un corpo dentro, mentre alla mia destra ho visto il corpo di Frigerio con la pancia in giù, rivolto verso la scala. Sono corso a prendere un estintore. Tornato, ho visto il corpo di Frigerio a girato sulla schiena e il corpo di Raffaella Castagna. Mi sono fermato con Frigerio per farlo parlare. Con un dito alzato e un filo di voce mi ha detto: “Mia moglie è di sopra”. Due volte. Il corpo di Raffaella mi ha fatto impressione perché il suo golfino fumava, le gambe grosse erano carne nera, la pelle sollevata, i capelli che fumavano. Frigerio era una maschera di sangue e i capelli che fumavano. Ho tentato di andare al piano di sopra, ho aperto una finestra sulla rampa, ho sentito, mentre scendevo, due volte ho sentito una voce femminile che diceva: “Aiuto, aiuto”. Ho bussato al portone di fianco all'appartamento Castagna, ma nessuno ha risposto".


Schembri:
Appena arrivati dov’era Frigerio?
"Era sulla rampa, riverso verso le scale".


Pacia:
Oltre a quella frase cos’altro ha detto Frigerio?
"Nulla".
Frigerio capiva?
"Penso di sì".

Corte d'Assise:
Ha visto Olindo?
"Alle 20.30, quando sono sceso per staccare i contatori, ho suonato ai Romano ma non c’erano. Poi li ho visti più o meno alle 22.30, entravano da via Diaz a piedi. Ma è un calcolo approssimativo".

TESTIMONI DEL 30 GENNAIO 2008 (MENGACCI)

Oggi sono comparsi in aula i primi testimoni convocati dalla pubblica accusa, piemme Massimo Astori. Si tratta delle prime persone comparse sul teatro della strage la sera dell'11 dicembre 2006. Ecco, in sintesi, le loro dichiarazioni salienti.

Monica Sentina Mengacci, residente corte di via Diaz. Ha dato il consenso alle riprese.

"Ero in cucina e ho aperto la finestra, ho sentito odore di bruciato.
Mio marito era a scuotere la tovaglia. Non rientrava, sono uscita e lui stava correndo verso la porta dei Bartesaghi, perché c’era un incendio.
Sono quasi sicura che fossero tra le 20.22 e le 20.25, perché c’erano i cartoni animati e noi avevamo finito di cenare alle 20.15. Mio marito ha chiamato Bartesaghi Glauco e sono saliti insieme nella palazzina. Bisognava spostare un’auto davanti al portoncino della palazzina. Era l’auto della signora Paola Castagna, era aperta con le chiavi. Era tutto buio, anche il lampioncino davanti alla porta di ingresso. Mi sono chiesta come mai Olindo e Rosa non fossero nella corte. Ho guardato e ho visto che la loro auto non c’era. Quando Olindo e Rosa sono arrivati, mio marito ha fatto due parole con loro. So che c’erano contrasti tra i Romano e Raffaella Castagna. E' anche capitato che intervenissero i carabinieri. Parlandone, Rosi e Olindo si lamentavano dei rumori, della musica, delle feste fino a tarda notte. È capitato di rientrare all’una e abbiamo sentito a volte anche noi la musica".

Schembri
Ha visto dei siriani uscire nella corte?
"Sì, li ho visti. Padre madre e 2 bimbi. I bambini erano avvolti da coperte.

Pacia
C’erano le feste?
"Sì. Una volta".
Chi partecipava?
"Non so. Ragazzi e ragazze".


Corte d'Assise.
A che ora ha visto Olindo e Rosa arrivare nella corte?
"Non ricordo bene, ma poteva essere intorno alle 22".

AVVOCATI GIORNALISTI

Ho chiesto ai difensori delle varie parti di indicare quale, secondo loro, sarebbe stato il titolo ideale di prima pagina sui quotidiani dopo l'udienza di ieri.
Ecco cosa mi hanno risposto:

Tropenscovino e Panzeri (parte civile Azouz e famiglia Marzouk):
"Raffica di eccezioni respinte. Primo round ad accusa e parti civili".

Tagliabue (parte civile famiglia Castagna):
"Parte il processo, orribile assalto mediatico alla gabbia dei coniugi".

Gabrielli (parte civile famiglia Frigerio):
"Olindo e Rosa, sconfitta la loro difesa. Si annuncia una Caporetto".

Pacia (difensore Olindo e Rosa):
"Squadre appena entrate in campo. zero a zero ma si aspettano sorprese".

Schembri (difensore Olindo Romano):
"Via al processo. Difesa molto combattiva".

Bordeaux (difensore di Rosa Bazzi):
"Processo al via, la difesa si presenta: chiamati 150 testi".

AAA: TESTIMONI CERCASI

La Corte d'Assise ha ammesso tutte le prove (comprese le centinaia di testi) chieste dalle parti. Tutte tranne una. I difensori di Olindo e Rosa avevano infatti chiamato a testimoniare l'avvocato Manuel Gabrielli, legale di Mario Frigerio, l'unico superstite. Se la Corte avesse accolto la richiesta del trio Pacia-Schembri-Bordeaux, Gabrielli sarebbe stato costretto a uscire dal processo, facendo venire meno un sostegno importante, non soltanto legale, ma anche psicologico, al suo assistito.
La Corte d'Assise ha ritenuta superflua un'eventuale deposizione di Gabrielli, chiamato in causa in relazione a un atto prodotto dallo stesso e già agli atti del dibattimento, a cui l'avvocato potrebbe né aggiungere, n'è togliere nulla.












DICONO DI LORO

Rapida rassegna stampa sulla prima udienza (martedì 29 gennaio) con i principali titoli delle prime pagine.

Quotidiani locali:
Corriere di Como: "Processo di Erba, subito scontro tra accusa e difesa".
La Provincia: "Nuova prova contro Olindo e Rosa".
Quotidiani nazionali:
Corriere della Sera: "Olindo e Rosa in gabbia mano nella mano".
La Repubblica: "Folla al processo, Rosa e Olindo mano nella mano".
Libero: "Non facciamoci commuovere dalle carezze di Rosa e Olindo".

L'unico giornale ad avere dato una notizia vera e propria è stato "La Provincia", al cui interno il pezzo a firma Paolo Moretti parla di una possibile nuova prova che inchioderebbe Olindo Romano:"Un'impronta trovata sul corpicino del povero Youssef che sarebbe perfettamente compatibile con la mano di Olindo".
Questo sarebbe un elemento aggiuntivo rispetto a quanto appreso fin'ora dall'inchiesta. Elemento però non esplicitato ieri dal Piemme Massimo Astori che si è limitato a parlare della "firma" lasciata dai due imputati sulla terribile strage".
Nei prossimi giorni avremo eventuale conferma della notizia data da Moretti.
I quotidiani nazionali si sono soffermati soprattutto sulle tenerezze scambiate tra Olindo e Rosa con foto e articoli.
Tenerezze ben definite da Natalia Aspesi come "leziose e stanche", messe in scena dalla coppia in "assoluta, demente, futilità".